Still.Alone – video

Still.Alone video [19.50 min. | DVD PAL]

written and directed by: Luca Curci
realized by: Marco Mazzi, Achilleas Kentonis, Anna Barros, Daniele Carrer, Domenico Olivero and Stefano Venezia, Frankie Thomas, Gruppo Sinestetico, Hari Sinthu, Judith Villamayor, KDLAB, Magi Turco, Martine Brugmans, Massimo Festi, Oreste Panebianco, Patrizia Alemanno, Plusminus0, Sharif Ezzat, Vero Malo, Veronica Ceci, Wela, and www.filmgruppe-chas.de
director of photography: Klaus Ibold
3D graphics animation: Ioannis Mexis, Luca Curci, ra.aeon
sound and music design: Mark Kammerbauer
produced by: International ArtExpo
© 2004 Luca Curci

Still.Alone è un progetto video che ha coinvolto 27 artisti provenienti da Canada, USA, Argentina, Brasile, Belgio, Germania, Francia, Italia, Grecia, Cipro, Indonesia.

Oltre un anno di lavoro, centinaia di e-mail, forum dedicati di discussione. Le riprese sono state girate da Parigi a New York, da Londra a Buenos Aires, da Berlino all’isola di Java. Il tutto per raccontare la megalopoli, il “nuovo spazio di alienazione collettiva”, come mancanza di idee, incomunicabilità, incapacità di amare e di comprendersi, vuoto interiore, inadattabilità sociale dell’individuo, dove si sviluppa una mancanza di relazione tra le persone e lo spazio stesso.

Il video parte dall’analisi della grande città caotica e convulsa, con la sua folla variegata ma sostanzialmente anonima e incapace di comunicare con il soggetto e che produce alienazione nell’uomo. Ci si trova immersi in una società che obbliga l’individuo a rinchiudersi in spazi sempre più isolati ma tecnologicamente efficienti.

La città rispecchia i due lati dell’uomo: l’individuale e il collettivo. Entrambi convivono in noi e la storia del pensiero umano potrebbe essere vista come un continuo interrogarsi sulle interazioni tra queste due dimensioni. Oggi l’equilibrio è sempre più difficile, talvolta prevale una delle due, spesso c’è una totale schizofrenia e noi assumiamo ora l’una ora l’altra, identificandoci totalmente con un singolo lato. Prevale allora un individualismo egoistico o una folla che diventa gregge. Il cittadino, simbolo di singolo individuo che forma ed è formato da una rete sociale, tende a scomparire. La città attuale è ancora una volta concreta attuazione di questa schizofrenia del nostro tempo. Da un lato esistono singole abitazioni sempre più monofamiliari, dall’altro crescono ogni giorno nelle periferie i centri commerciali: capannoni dove ci si sente tutti uguali, nel rito dell’acquisto facile che ci fa illudere di essere individui consapevoli. In mezzo non c’è niente: il mercato tende a scomparire, la piazza è solo un luogo di passaggio, i luoghi della decisione politica sono estranei. Eppure individuale e sociale non possono essere separati, proprio perché l’uno non esiste senza l’altro. Il collante tra le due dimensioni è la relazione. Se perdiamo questa la solitudine nelle proprie piccole abitazioni e l’alienazione nei grandi magazzini aumentano.

La metropoli, dunque, non appare come una scena fissa ma un flusso continuo di messaggi e di informazioni che, relazionandosi, danno vita a segni dai valori ambivalenti. Così, se da un lato l’omogeneizzazione che ha unificato lo spazio della produzione capitalistica ha contribuito ad un processo di banalizzazione dei luoghi dello scambio, dall’altro l’eredità modernista ha lasciato all’architettura un timore assoluto per tutto ciò che è indeterminato. Per questo motivo, gli spazi vuoti denunciano una condizione di instabilità nei confronti delle strutture organizzative e nei rapporti di ordine gerarchico con il resto della città. Essi sfuggono sia ai requisiti della politica sia ai valori della comunità, ponendosi molto spesso in maniera alternativa, se non antagonista, con il tessuto consolidato. Si tratta di vuoti con una propria dimensione autonoma, spesso indipendente dai volumi edificati e che non svolgono un ruolo di prefigurazione dello spazio urbano, come i tradizionali spazi aperti contenuti nella città. Ciò che li accomuna è che, alla rarefazione e alla frammentazione del costruito, corrisponde una più densa e attiva inclinazione “comportamentale”.

Così l’alienazione, figlia e madre della follia contemporanea, diventa la protagonista di questo video.

Still.Alone is a video project that involved 27 artist coming from Canada, USA, Argentina, Brazil, Belgium, Germany, France, Italy, Greece, Cyprus, Indonesia.

A project that has been carried on for more than an year, hundred mails and many forum has been dedicated to this project. This video bands together shots taken in Paris, New York, London, Buenos Aires, Berlin and Java island. The common subject is ‘the megalopolis’ , the new space of collective alienation, where the lack of ideas, the incommunicability, the incapacity to love and to understand each other, the interior vacuum and the social incapability of the individual find fertile land to grow up and where it seems more and more perceptible the development of this lack of relation between the individual and the space itself.

The video starts with an analysis of the convulsive and chaotic big city, of its variegated but substantially anonymous crowd, incapable to communicate and considerate as the main cause of alienation. Man finds himself in a social structure in which he feels obliged to withdraw himself in more and more secluded but technologically efficient space.

City reflects the double side of man: the individual and the collective one. They both well in us and the history of human thought is a continuos questioning about their interaction between these two dimensions. Nowadays, their balance is difficult, sometimes one prevails on the other and often we feel ourselves immersed in a total insanity, sometimes we assume the one, other times the other, and we completely identify only with one of these sides. It prevails an egoistic individualism or a crowd that become flock. The citizen, conceived as a symbol of an individual that forms and is formed by a social net, tends to disappear. Modern cities are once again the concrete actuation of this insanity. On the one side we see a rising development of welling-structures more and more ‘monofamiliar’, on the other side the increase in number in the suburban areas of shopping centres: floors where we feel homologated in the easy-buying rite, that misguide us to be aware individual. Nothing in the middle: markets disappear, squares are only crossing places, no more politics in the streets. But social and individual cannot be separated, because one exists in virtue of the other. Relationship past them together. Without relationships there is only solitude in our own little apartments and only alienation in big urban shopping centres.

The metropolis appears therefore as a continuous flow of messages and information that produces signs of ambivalent value. On the one hand, homogenisation unified the space of the capitalistic production and contributed to a process of flattening of the places of exchange; on the other hand modernist inheritance left to the architecture the absolute fear of indeterminate. This is the main reason why the vacuum spaces report a condition of instability towards the organisational and hierarchical structures, if compared with the rest of the city. Vacuum spaces fulfil neither the requirements of politics nor the values of the community, because they often assume characteristic too alternative, sometimes antagonist to the consolidated tissue. They have their self-dimension, they are independent of the built volumes, they have any function of prefiguration of an urban space, as the traditional open space inside the city have. What makes them similar one another is the deep relationship between the rarefaction and fragmentary character of the buildings and the correspondent dense and active ‘behavioural’ inclination.

So, alienation, that generated and is generated by contemporary insanity, is the main character of this video.

still.aloneImage courtesy of Luca Curci